Un eccezione ogni tanto...
Kimboy74
Quella volta, però, accettai. Avevo affittato una casa al mare per qualche giorno, un posto isolato con il rumore delle onde che copriva i gemiti. Mi ero già fatto scopare bene da un camionista di passaggio, un tipo rude con un cazzo spesso che mi aveva riempito il culo fino a farmi tremare le gambe. Il mio lato femminile era sazio, ma il mio cazzo pulsava ancora, desideroso di figa calda e stretta. Fu allora che arrivò Giulia, una ragazza da urlo, con curve che facevano girare la testa. Stava facendo il tirocinio come avvocato in uno studio in città, e ogni tanto ci scambiavamo battute veloci al bar dell'angolo, tra una sigaretta e l'altra, nelle pause dei fumatori. I suoi occhi castani mi squadravano sempre con un misto di curiosità e fame repressa, e quel giorno, quando bussò alla porta con un sorriso complice, capii che non era lì per chiacchierare.
Pensavo di scoparla sul letto, di farla sdraiare e leccarle la figa fino a farla implorare, con il mio cazzo duro pronto a sfondarla. Ma lei aveva in mente qualcosa di più perverso, un gioco che mi fece indurire all'istante. 'Voglio essere scopata mentre parlo al telefono con mio marito', mi disse con voce bassa, sfilandosi già le mutandine nere sotto la gonna attillata. Le sue labbra si piegarono in un ghigno malizioso mentre si posizionava a novanta gradi sul tavolo della cucina, le mani piantate sul legno, il culo sodo esposto verso di me. 'Hai dieci minuti. Quando stai venendo , dammi una pacca sulla natica sinistra per farmi sapere che è ora.' Il cuore mi batteva forte: era pura follia, ma il mio cazzone era già duro come pietra, gonfio e venoso, pronto a entrare in azione.
Giulia compose il numero, mise il telefono all'orecchio e annuì. 'Ciao amore, sì, sto bene... solo un po' di lavoro extra.' La sua voce era calma, quasi dolce, mentre io mi inginocchiavo dietro di lei. Le aprii le natiche con le mani, esponendo la figa rasata e già umida, le labbra gonfie che luccicavano di eccitazione. Iniziai a leccarla piano, la lingua che scivolava lungo la fessura, assaggiando il suo sapore salato e dolce. Lei si mosse appena, ma continuò a parlare: 'No, niente di che, sono a casa... sto preparando la cena.' La mia lingua affondò più a fondo, girando intorno al clitoride turgido, succhiandolo piano mentre le sue cosce tremavano. Provai a lubrificare anche il suo culo, raccogliendo i suoi umori con le dita e spalmando la saliva mista al suo succo sul buchetto stretto. Lo sfiorai con la punta della lingua, facendola ansimare piano, ma lei si controllò: 'Sì, ti amo tanto, lo sai.'
Non potevo più aspettare. Mi alzai, slacciai i pantaloni e tirai fuori il mio cazzone, duro e pulsante, la cappella già bagnata di pre-sborra. Mi misi dietro di lei, le afferrai i fianchi e spinsi la punta contro la sua figa. Entrò facile, scivolando dentro quel calore bagnato che la avvolgeva stretta. Iniziai a pompare, piano all'inizio, il cazzo che entrava e usciva con schiocchi umidi, mentre lei chiacchierava col marito come se niente fosse. 'Come va il lavoro? Raccontami...' Ogni spinta la faceva contrarre, ma la sua voce restava ferma, anche se sentivo il respiro accelerare. Temevo che la telefonata finisse troppo presto, così aumentai il ritmo, sbattendola più forte, le palle che sbattevano contro il suo clitoride. Il tavolo cigolava sotto di noi, e il rumore riempì la cucina.
'Cos'è quel rumore?' chiese lui dall'altra parte, la voce sospettosa. Giulia non perse un colpo: 'Sto sbattendo le uova per una nuova ricetta, amore. Voglio farti una sorpresa stasera.' Rise piano, ma era un riso teso, eccitato. Io non mi fermai: la stavo scopando con foga ora, il mio cazzone che la riempiva completamente, sfregando contro le pareti interne della sua figa. Avrei voluto girarla e infilarle il cazzo in culo, sentire quel buco stretto stringermi mentre lei fingeva di cucinare, ma la sua figa era allagata, i succhi che colavano lungo le mie cosce, rendendo ogni affondo un piacere bagnato e sonoro. Sentivo l'orgasmo montare, il mio cazzo gonfiarsi ancora di più dentro di lei.
Lei arrivò per prima, un tremito che le percorse il corpo. 'Oh, cazzo... amore, la linea è caduta, ti sento male. Ti chiamo dopo!' Chiuse il telefono con un clic, e finalmente gridò, un urlo di piacere puro che echeggiò nella casa. La sua figa si contrasse intorno al mio cazzo, pulsando e strizzandomi come una morsa calda. Diedi un ultimo affondo profondo, le afferrai la vita con le braccia e la tirai contro di me, il mio corpo che sbatteva sul suo culo. Venne anche lei, e io esplosi in un orgasmo maschio, violento: il cazzone così duro da far quasi male schizzò fiotti di sborra densa nella sua figa vogliosa, riempiendola fino a farla traboccare. Ogni contrazione mi vuotava, una liberazione totale che mi lasciò tremante.
Mi ritrassi piano, il cazzo ancora semi-duro e lucido dei nostri umori, e andai a sciacquarlo nel lavandino, rivestendomi con calma. Sentii Giulia che riprendeva fiato, sistemandosi la gonna e rimettendo le mutandine, intrise ora della mia sborra che le colava piano tra le cosce. 'Scusa amore, è caduta la linea... sì, ti chiamo tra poco.' La sua voce era tornata normale, come se non fosse successo nulla. Ci sedemmo al tavolo – lo stesso su cui l'avevo scopata – per un caffè e una sigaretta. Lei fumava con nonchalance, le guance ancora arrossate, e chiacchierava del più e del meno , del tirocinio, come se fosse stata solo una pausa innocente. Per lei, era stata una scappatella leggera, un sfizio rubato. Per me, era stato un regalo di valore inestimabile: quel mix di rischio, potere e piacere che mi aveva fatto sentire vivo come non mai.
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